ENRICHETTA E GIOVANNI, una donna e un uomo uniti dal dramma della Deportazione

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Giovanni : …”CI HANNO SBATTUTI SULLE TRADOTTE CON VIOLENZA, A CALCI NEL SEDERE, PERCHE’ ERAVAMO SOLDATI ITALIANI E DOVEVAMO ESSERE MALTRATTATI ED ELIMINATI. I TEDESCHI SI SENTIVANO TRADITI DAI GOVERNANTI ITALIANI. NOI ERAVAMO GENTE CHE DOVEVA PAGARE PER IL “TRADIMENTO” E I TRAGICI ERRORI DI CHI GOVERNAVA ALLORA. OLTRE 600 MILA FINIMMO OSTAGGI NELLE MANI DEI TEDESCHI E DI FASCISTI DELLA RSI, REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA, E FUMMO RINCHIUSI NEI LAGER.

CI HANNO PORTATO VIA DALLA CITTA’ DI FIRENZE DENTRO QUEI TRENI PIOMBATI CON LE GUARDIE ARMATE CHE NON CI LASCIAVANO SCENDERE NEMMENO PER FARE I PROPRI BISOGNI PER CUI BISOGNAVA ARRANGIARCI DENTRO QUESTI VAGONI TRABALLANTI DOVE ABITUALMENTE TRASPORTAVANO BESTIAME.

RICORDO IL SOVRAFFOLLAMENTO E LE INUMANE CONDIZIONI IN CUI AVVENNE IL VIAGGIO, ALCUNI TENTATIVI DI FUGA, CON LE CONSEGUENTI PUNIZIONI, PERFINO LE FUCILAZIONI.

ANCH’IO FUI PRESO E CARICATO SU UN VAGONE PIOMBATO DI QUELLE TRADOTTE, DI QUI CARRI BESTIAME CHE I TEDESCHI USAVANO: UN VIAGGIO DURATO UN’ETERNITA’; UN VIAGGIO INSIEME AI CADAVERI…”

Enrichetta: …”C’ERA IL GRUPPO CHE ANDAVA A MAUTHAUSEN, IL CAMPO PER SOLI UOMINI, DOVE SONO MORTI ANCHE TRE DI CEVO, E GRUPPI CHE ANDANANO IN ALTRI CAMPI; IO ERO DESTINATA A RAVENSBRUCK, UN CAMPO SOPRATTUTO PER DONNE; SULLA TRADOTTA VIAGGIAMMO GIORNI E NOTTI, AMMASSATI COME BESTIE IN CONDIZIONI IMPOSSIBILI DA FAR CREDERE, GLI OCCHI PRIVI DI LACRIME, SPORCHI, SENZA CIBO, SENZA ACQUA, LA BOCCA ARSA AL PUNTO DI NON POTER PARLARE.

Giovanni : “A ME TOCCO’ IL CAMPO DI WIETZENDORF, CHE SI TROVA NELLA GERMANIA NORD-OCCIDENTALE SUL MARE DEL NORD, TRA LE CITTA’ DI BREMA ED AMBURGO, DOVE VI ERANO RINCHIUSE 5 MILA PERSONA, TRA UFFICIALI E MILITARI

Enrichetta : “ERA LA FINE DI LUGLIO QUANDO GIUNSI A RAVENSBRUCK; RAVENSBRUCK…UN POSTO CHE NON AVEVO MAI SENTITO NOMINARE, UN POSTO ORRIBILE, IMPRESSIONANTE: ALTI FILI SPINATI, FILE DI BARACCHE SCURE, IL TERRENO TUTTO GRIGIO PER IL FUMO DEI FORNI…”

Giovanni : “LA REALTA’ DEL LAGER SI MOSTRO’ DA SUBITO IN TUTTA LA SUA CRUDEZZA: IL VESTIARIO INADEGUATO, GLI ZOCCOLI DI LEGNO, GLI INTERMINABILI APPELLI FUORI AL GELO, IL FREDDO, IL LAVORO DURO, LA FAME.

ANCHE A DISTANZA DI MOLTI ANNI NON HO POTUTO DIMENTICARE IL SENTIMENTO DI SPERSONALIZZAZIONE: SPOGLIATO DI TUTTO, SOGGETTO A CONTINUE UMILIAZIONI, DOPO ESSER STATO TRASFORMATO IN UN NUMERO”.

Enrichetta : “CI DIEDERO UN PAIO DI ZOCCOLI DI LEGNO SENZA CURARSI SE FOSSERO DELLA MISURA GIUSTA O CHE CI FOSSE IL DESTRO E IL SINISTRO; CI TOLSERO PROPRIO TUTTO; LI’ NON ERAVAMO PIU’ PADRONE DI NULLA.

PER TUTTA LA NOTTE E IL GIORNO SEGUENTE CI TENNERO NEL CORTILE SENZA CIBO NE’ ACQUA POI, VERSO SERA, COMINCIARONO A CHIAMARCI; AD OGNUNA CONSEGNAVANO UN NUMERO STAMPATO SU UNA PEZZA DA CUCIRE SUL “VESTITO”, UNA SPECIE DI VESTAGLIA A RIGHE CON LE INIZIALI “IT” INSERITE IN UN TRIANGOLO ROSSO A SIGNIFICARE “PRIGIONIERO POLITICO ITALIANO”. 

Giovanni : “ERAVAMO ALLOGGIATI IN BARACCHE CON I LETTI A CASTELLO: UN PO’ DI ASSI SOTTO E UN PO’ DI ASSI SOPRA”

Enrichetta : “IO DORMIVO IN UN PAGLIERICCIO AL QUINTO PIANO DEL LETTO A CASTELLO CON DUE CONTESSINE DI TORINO; NON POTEVAMO NE’MUOVERCI NE’ GIRARCI PERCHE’ ERAVAMO CORICATE COME SARDINE IN SCATOLA; AVEVAMO DOLORI IN TUTTO IL CORPO, MA NON POTEVAMO CERCARE UN’ALTRA POSIZIONE PIU’ COMODA. IL SONNO POTEVA ESSERE UNA MANNA PER NOI, MA ANCHE QUEL POCO ERA DISTURBATO DA CHI SI LAMENTAVA, DA CHI PIANGEVA, DA CHI STAVA MALE, DA CHI IMPRECAVA”.

 

Giovanni :  “IL PASTO ERA ALL’APERTO: UN PEZZO DI PANE SECCO, DUE PATATE E DELLA BRODAGLIA CHE NOI CHIAMAVAMO “SBOBBA” …

ATTORNO A QUESTE BARACCHE C’ERANO DIVERSE FILE DI RECINZIONI DI FILO SPINATO INTERVALLATE DA TORRETTE CON GUARDIE E MISTRAGLIATRICI PUNTATE PER TERRA, PRONTE A SPARARE SU CHI AVESSE TENTATO LA FUGA; DI NOTTE C’ERANO I RIFLETTORI ACCESI CHE ILLUMINAVANO OGNI ANGOLO DEL CAMPO” .

Enrichetta : ” TERMINATA LA QUARANTENA, DOPO PARECCHI GIORNI NELLO STANZONE SURRISCALDATO, COMINCIARONO A MANDARCI FUORI A LAVORARE.

ALLE TRE DI NOTTE LA SIRENA DAVA LA SVEGLIA, ALLE QUATTRO DOVEVAMO ESSERE IN CORTILE BEN ALLINEATE E GUAI A MUOVERSI; PASSAVANO A CONTARCI, ANCHE DUE O TRE VOLTE, INCURANTI DEL FREDDO DELLA NOTTE CHE PATIVAMO SENZA NIENTE ADDOSSO E SPESSO SOTTO LA PIOGGIA”.

Giovanni :”ALLE QUATTRO E MEZZO DEL MATTINO C’ERA LA SVEGLIA AL GRIDO DI “WACH AUF, ARBEIT ”, “SVEGLIA, LAVORO !”.

TUTTE LE MATTINE I TEDESCHI CI RADUNAVANO NEL PIAZZALE DAVANTI ALLE BARACCHE E FACEVANO L’APPELLO. CONTROLLAVANO BARACCA PER BARACCA. BISOGNAVA RISPONDERE E SE UNO NON C’ERA, PERCHE’ MAGARI NON SI SENTIVA BENE, ANDAVANO A CERCARLO. SPESSISSIMO VEVIVA APPLICATA LA PUNIZIONE COLLETTIVA DI FAR RESTARE INTERI BLOCCHI IN RIGA PER PIU’ ORE, SOTTO LA PIOGGIA O LA NEVE. CIO’ PER SINGOLI RITARDI ALL’APPELLO”.

Enrichetta : “ALLE SETTE SUONAVA LA SIRENA DEL LAVORO: CI FACEVANO USCIRE IN FILA MARCIANDO E CANTANDO PER TENERE IL PASSO; FUORI DAL CAMPO CI CARICAVANO SU DEI CAMION SEMPRE SCOPERTI ANCHE IN INVERNO E CI PORTAVANO SUI LUOGHI DI LAVORO”. 

Giovanni : ” ALLE SEI CI PORTAVANO AL LAVORO FINO A MEZZOGIORNO QUANDO CI DAVANO LA SBOBBA, E POI DI NUOVO AL LAVORO FINO A SERA QUANDO CI RICHIUDEVANO NELLE BARACCHE, SPORCHE E PIENE DI INSETTI, DI SPORCIZIA GENERALE”.

Enrichetta : ” LAVORAI NELLA CAVE DI SABBIA E NELLE STAZIONI FERROVIARIE DOVE ARRIVAVANO I TRENI STRACARICHI DI TUTTA LA ROBA SACCHEGGIATA NELLE CASE DEGLI EBREI: MOBILI, MATERASSI, TUTTO VENIVA ACCATASTATO ALLA RINFUSA. ALTRE VOLTE CI MANDAVANO NEI BOSCHI A TAGLIARE GROSSI ALBERI, ABETI CREDO, CON QUEL SEGONE CHE SI USAVA IN DUE”.

Giovanni  : “CI PORTAVANO A LAVORARE UN PO’ DAPPERTUTTO. IO MI SONO TROVATO A LAVORARE NELLE FABBRICHE, NEI TERRENI AGRICOLI, FRA LE MACERIE DELLE CITTA’ SOGGETTE GIORNO E NOTTE AI BOMBARDAMENTI DEGLI ANGLO-AMERICANI. QUANDO PASSAVAMO PER LE VIE, I TEDESCHI CI GRIDAVANO “ITALIANICH SCHEIBE”. “ITALIANI MERDE” E CHI NON CE LA FACEVA A LAVORARE, VENIVA BASTONATO.

I TEDESCHI USAVANO NOI ITALIANI PER ANDARE A RACCOGLIERE I MORTI E COSI’, DALLA MORTE SI LAVORAVA IN MEZZO ALLA MORTE… PERCHE’ I CAMPI ERANO LUOGHI DI MORTE: I TEDESCHI ERANO TROPPO IMPEGNATI SUI FRONTI DI GUERRA PER FARE QUESTI MESTIERI CHE ERANO RISERVATI A NOI PRIGIONIERI”.

 

Enrichetta : “OGNI MATTINA FUORI DALLE BARACCHE C’ERANO CUMULI DI CADAVERI CHE DOVEVAMO CARICARE SU UN CARRETTO E SCARICARE ALL’ENTRATA DEI FORNI.

NEI LAGER HAI LA MORTE NEL CUORE GIORNO DOPO GIORNO; VIVI CONTINUAMENTE NEL PENSIERO:

-          “DOMANI SARO’ ANCORA VIVA O VERRA’ IL MIO TURNO DI…ENTRARE NEL FORNO?”

SU QUEI MALEDETTI PIAZZALI TANTI CADEVANO A TERRA E NON LI VEDEVAMO PIU’: ANCHE LE MIE DUE COMPAGNE, MADRE E FIGLIA, SONO CROLLATE E POI SONO STATE INGOIATE DAI FORNI”.

Giovanni : “TANTI MORIVANO E NON SI SAPEVA CHE FINE FACESSERO: LE VIOLENZE E LE PUNIZIONI MESSE IN ATTO DAGLI AGUZZINI NAZISTI, PER I PIU’ DISPARATI MOTIVI, POTEVANO GIUNGERE ANCHE ALLA FUCILAZIONE PER UN’ESITAZIONE DI FRONTE ALLA FATICA PER IL DURO LAVORO”.

 

…tratto dalla lettura attorale musicata

 

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